Autobus arancioni.

É questo il mio primo ricordo. Autobus arancioni.
Ogni volta me ne passava uno davanti io venivo come rapito dal suo colore, esso non era un comune “arancione” ma aveva qualcosa in più, qualcosa di speciale, di inspiegabilmente attraente in cui avrei voluto immergermi. Ricordo chiaramente che era come se potessi percepirne consistenza e sapore a tal punto da sentire quasi l’irrefrenabile esigenza di morderlo, io non vedevo la cromatura noiosa di un mezzo pubblico, non sentivo i suoi odori pungenti né tantomeno facevo caso a tutte le persone che vi entravano, io ero unicamente attratto da quel colore. Allo scorgere della sua inconfondibile sagoma arancio il mio corpo vibrava, mi guardavo attorno per notare un simile entusiasmo anche negli altri, ma niente, per loro era tutto normale. Il bus giungeva in prossimità della fermata con un fare barcollante, potevo udire distintamente lo stridio dei freni che reprimevano il moto delle ruote, alchè, l’enorme peso del veicolo si riversava in avanti terminando la sua marcia con vistoso dondolio. Le porte automatiche si aprivano, era il mio momento! Lasciavo il marciapiede e mi arrampicavo su quegli abnormi gradini, una volta salito a bordo la mia attenzione veniva catturata da dei segmenti di scocca interna che, per la mia gioia, erano dello stesso colore della carrozzeria, in evidente contrasto con gli interni cinèrei.
Dettagli. Probabilmente quelle strisce di metallo arancione che intravedevo tra i sedili e i finestrini altro non erano che il risultato di un dozzinale assemblaggio industriale, eppure io ne ero affascinato a tal punto da non vedere altro, sembrava volessero dirmi qualcosa in mezzo a tutto quel grigio e distinguerle dal resto non era solo semplice ma anche piacevole. Talvolta, sotto la loro verniciatura, erano presenti delle piccole bolle d’aria che conferivano al mio arancione una consistenza palpabile al tatto, divenne così possibile giocare con quei rigonfiamenti colorati e accarezzarne la superficie sferica, potevo finalmente lambire quella sensazione tra le mani, fu come un incontro metafisico. Mi aggiravo come un automa all’interno del mezzo per scorgere quelle bolle, sembravo un cercatore d’oro con l’unica differenza che il bottino sarebbe stato prezioso solo per me. Comprendevo che la mia passione non era condivisa dai presenti che mi osservavano talvolta seccati, talvolta incuriositi dal mio comportamento, ma a me poco importava del loro giudizio, io avevo una missione!
Ovviamente il mio colore preferito era l’arancione.

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