Lungo il fiume nasce una valle che nessuno conosce e lungo il fiume nasce un paese. Ricordo quando mi ci hai portato ed hai colto per me una rosa bianca. Anche dopo dieci anni è ancora sul mio scaffale.

“Non si colgono le rose” mi dicevi, ma io volevo fosse per me.

Quel momento muore è rivive ogni attimo, e così anche tu. E’ la mia personale forma di devozione all’attimo, al colpo dell’occhio che si chiude e non torna più. Un sorriso vivido e stampato sulla mia retina, anche se inganno della membrana, così lucido.

S’inganna la fine e la morte, chiedendo un secondo ancora ed un altro dopo. Come il fiume che scorre ma tra le mani rimane argilla.

La rosa bianca vive sullo scaffale, non piange le radici tagliate perchè ne ha nuove e non muore mai se ti penso coglierla ogni istante. In una parentesi che mesce linfa vitale alla speranza di non chiudere gli occhi e vedere alre immagini.

Quando torno nella valle che nessuno conosce, la tua vita scorre nella mia come un’arteria che s’immette nel cuore, e vivo i giorni che non hai mai visto.

Dal primo istante sono consapevole del peso dell’amore, e della sua eternità.

“Sí ma non basta. Hai mai conosciuto persona che fosse molte cose in una, le portasse con sé, che ogni suo gesto, ogni pensiero che tu fai di lei racchiudesse infinite cose della tua terra e del tuo cielo, e parole, ricordi, giorni andati che non saprai mai, giorni futuri, certezze, e un’altra terra e un altro cielo che non ti è dato possedere?” (Cesare Pavese)

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