Una spiaggia bianca. Mare grigio sulla mia destra, timido e vellutato, leggere increspature si rincorrono, morbide e lineari come rughe di saggezza sulla fronte. A sinistra, una collina di sabbia, su cui crescono ciuffi di vegetazione marina indisciplinata. Un uomo in ombra mi saluta, sorridente. Io ricambio e inizio a camminare. Supero zone brulle e vuote, spiagge piene di ombrelloni chiusi, non ancora pronti ad accogliere l’orda estiva di bagnanti assetati di sole, aria e sale. Un corridoio taglia trasversalmente la costa, dalla collina al mare, percorso da cavalli maestosi, bianchi e neri, con occhi languidi, umidi e buoni, circondati da lunghe ciglia di dama, criniere ribelli, gambe forti e petto fiero. Corrono, corrono nobili fino al mare placido e lo scuotono, disseminano schizzi e schiuma ovunque e lo riempiono di vita, come se tornassero dove sono nati, senza indugi o titubanze.
Mi chiamano, devo osservarli più da vicino, non posso perdermeli!
Passo al di sotto di una recinzione divisoria fatta di corde che sorreggono lunghe boe arancioni. Mi faccio spazio con le braccia e i gomiti, come un soldato impacciato. Resto incastrata. Una corda mi preme il gomito contro la faccia e la faccia contro la boa. La luce rossiccia, così filtrata ed alterata, colpisce minacciosa il mio occhio, premuto contro la plastica asfissiante. Non respiro. Io, un’ombra sulla collina, dei cavalli, in una spiaggia tropicale, fuori stagione. Non mi vedrà nessuno, nessuno mi aiuterà, nessuno mi libererà: è quindi una morsa letale. Le braccia e il collo si distendono, i muscoli si rilassano: il corpo si abbandona, si prepara alla resa. Un ultimo tentativo, è tutto ciò che mi rimane. Inaspettatamente il mio gomito, prima così innaturalmente flesso, contratto e bloccato, passa dolcemente attraverso l’anello di corda. Poi la testa. Poi tutto il corpo. La delicatezza e la coordinazione dei pochi movimenti necessari a divincolarmi ha del soprannaturale. La luce non è più quella artificiale dei raggi che attraversavano la boa. È quella del sole invernale, di quella pallida e rassicurante luna diurna. Torno a respirare e sono dall’altra parte: posso godermi lo spettacolo.

Mi sveglio.

4 commenti
  1. TOBI
    TOBI dice:

    Ciao MARTIAN

    Davvero bello questo articolo. Immagini che prendono forma quasi come se stessi vedendo un film. Mi è sembrato quasi di essere lì, a “godermi lo spettacolo” 🙂

    Grazie.

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