Ho sempre avuto un concetto di estetica molto personale. Ricordo che all’asilo ci chiedevano di disegnare con gli acquarelli, ci davano una bella tavolozza di colori e ci lasciavano da soli con la nostra creatività. Davanti a quel foglio bianco provai per la prima volta quella sensazione di vuoto assoluto che poi mi avrebbe accompagnato per il resto della mia vita. Creare qualcosa dal nulla. Come si fa a creare qualcosa dal nulla? I miei compagni erano mossi da un’ispirazione a me sconosciuta, animati da un’innata creatività riuscivano a vedere oltre quel foglio bianco. Nel giro di poco tempo ero circondato da paesaggi e ritratti facili da realizzare ma difficili da concepire, per me. Allora decisi di fare a modo mio, provai a raffigurare il vuoto che avevo dentro. Presi tutti i colori a mia disposizione e mi misi a scarabocchiare in totale anarchia su quell’indifeso foglio bianco. Ogni colpo di pennello produceva in me un senso di appagamento estremamente liberatorio, l’assenza di costrizioni estetiche mi dava la possibilità di sfogarmi senza dover tener conto di forme o colori. Io non disegnavo, mi sfogavo. Alla fine veniva fuori una sorta di vomito colorato, senza senso, ma di cui andavo molto fiero. Un po’ meno le maestre. Sono sempre stato attratto dal concetto di vuoto, perché il vuoto è assoluto e l’assoluto è verità. In realtà credo che la mia esistenza abbia bisogno di certezze a cui aggrapparsi disperatamente per non affogare nel nulla. La stessa sensazione di vuoto si ripresenta spesso nelle situazioni sociali. La mente va in blackout, io ne sono consapevole, ma questa volta non posso mettermi a scarabocchiare. Il mio cervello è estremamente pigro, non si attiva a comando ed ha una sorta di feticismo per i dettagli che rappresentano l’unica forma di contatto spontanea con il mondo. Un dettaglio può trovarsi su un oggetto o sul volto di una persona, un dettaglio è il frammento di un insieme, la sfumatura di un quadro, è lo spioncino della porta da cui posso vedere il mondo. Quando accade è bellissimo, come un bengala lanciato nella notte, il dettaglio ruba tutta l’attenzione di quel momento, il tempo pare come fermarsi, io mi sento vivo. Succede qualcosa di simile quando parlo con una persona di cui mi fido, con quest’ultima non ho bisogno di indossare alcuna maschera e la frenetica ricerca della parole giuste lascia il posto alla resa più dolce.

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